I conflitti nella coppia

I conflitti nella coppia

Le relazioni di coppia sono complesse da gestire. Spesso entrano in gioco bisogni contrastanti, interessi differenti ed incomprensioni reciproche che possono mettere in crisi la coppia. In questo contesto  conflittuale può venire in soccorso l’intelligenza emotiva, che Daniel Goleman definisce

«la capacità di percepire emozioni, accedere a esse e saperle generare per sostenere il pensiero razionale, comprendere sentimenti altrui, e saperli gestire in modo da promuovere la crescita, intellettuale ed emotiva».

Le emozioni sono memorie importanti, ci informano quando qualcosa ci fa stare bene e quando qualcosa ci fa stare male.

Molte persone sono vissute in contesti nei quali il linguaggio emotivo era trascurato e non hanno imparato a riconoscere, a mettere in parola ed elaborare le emozioni. 

L’intelligenza emotiva ci offre una cornice teorica nella quale trovare strumenti per gestire molti aspetti della nostra vita, incluse le relazioni di coppia.  

Secondo John Gottman, autore americano che ha studiato la relazione tra intelligenza emotiva e vita di coppia, attraverso l’analisi di conversazioni di centinaia di coppie, una delle chiavi per avere un matrimonio più felice e duraturo,  risiede nell’intelligenza emotiva della coppia.

Questo tipo di conoscenza comincia sempre in noi stessi, in quanto imparando ad identificare le nostre emozioni, quelle positive e quelle negative, saremo capaci di riconoscerle nel partner.

Una relazione è un cammino, le due persone crescono insieme, la coppia è un’entità a sé, diversa dalla somma dei due singoli individui.

Una buona relazione permette ad entrambi di pensare e di sentire in modo differente, di maturare le proprie necessità sia a livello personale sia all’interno della coppia, con la disponibilità ad accogliere qualcosa di non conosciuto, accettando di sostare in quello spazio terzo che non appartiene a nessuno dei due, ma è ricco di opportunità e di risorse.

Non deve trattarsi di una relazione in cui si vieta o si proibisce, di una relazione nella quale non esiste libertà. Qualsiasi relazione si poggi sul possesso e sul controllo comporta una perdita, un impoverimento, è ostacolo alla crescita, nella coppia mamma bambino, come nel rapporto di coppia in età adulta.

i conflitti nella relazione di coppia e la separazione

Una persona emotivamente intelligente è invece in grado di percepire e prendere in considerazione le emozioni del partner e questo gli permette di non fermarsi alle parole o agli atteggiamenti esteriori, ma di andare oltre per percepirne il senso e per sintonizzarsi meglio, in modo da placare  la discussione anziché continuare ad alimentarla.

Dallo studio di Gottman è emerso che molte donne ricorrono spesso ai rimproveri o alle reazioni aggressive, ma sono anche molto più ricettive all’influenza del partner e tengono maggiormente in considerazione le sue emozioni e i suoi sentimenti.

Un altro aspetto importante è che quando l’uomo ha sviluppato l’intelligenza emotiva non ha paura di esprimere i suoi sentimenti.

Quando un uomo non ha sviluppato sufficientemente l’intelligenza emotiva rifiuta  l’influenza esercitata dal partner cioè il suo contributo all’interazione di coppia e alla risoluzione dei problemi, perché teme, in questo modo, di perdere il potere. Per cui, tutto ciò che il partner dice o fa, viene vissuto come un attacco, la qual cosa volta produce un atteggiamento difensivo, che poi porta il partner ad un atteggiamento conflittuale. Questa dinamica scatenerà frustrazione e rabbia in entrambi. 

Qualsiasi relazione si poggi sul possesso e sul controllo comporta una perdita, un impoverimento, è ostacolo alla crescita, nella relazione bambino genitore, come nel rapporto di coppia in età adulta.

La relazione con l’altro, dunque, ci indica con estrema precisione lo stato del nostro relazionarci a noi stessi. Siamo capaci di accettare tutte le nostre parti, di tenerle nella nostra mente? Se ci riusciamo, se siamo capaci di riappropriarci, accettandoli, di tutti i pezzetti di noi con i quali investiamo gli altri, siamo maggiormente coesi e questa coesione, integrità, apre la strada all’autentico incontro con l’altro.

Sebbene uomini e donne appaiano così diversi quasi per natura, è fondamentale sottolineare che molte differenze iniziano a prendere forma già durante l’infanzia e sono quindi differenze determinate culturalmente. Ad esempio, ai bambini viene detto che non devono piangere o mostrarsi deboli davanti agli altri, mentre le bambine, nei loro giochi infantili, tendono ad adottare, soprattutto a causa di condizionamenti sociali ed educativi, ruoli da infermiere.

Una soluzione per poter sviluppare relazioni adulte positive e costruttive può essere proprio quella di educare all’intelligenza emotiva fin dalla tenera età, anche se naturalmente è sempre possibile, anche in periodi successivi della vita, acquisire le competenze necessarie per un’adeguata gestione e consapevolezza delle proprie emozioni, e di conseguenza di quelle altrui. 

 

LA SEPARAZIONE

 

La separazione è una delle esperienze più traumatiche dell’esistenza e quindi tra le più delicate per la salute sia mentale che fisica. Nel corso di una separazione tutti gli aspetti della vita subiscono una profonda trasformazione, gli usuali punti di riferimento vacillano e si perdono. Poco importa quante difficoltà e sofferenza il rapporto abbia provocato in passato, separarsi genera smarrimento, sentimenti di ansia, tristezza, paura, rabbia e angoscia.

La fine di una storia d’amore può far nascere un senso di abbattimento di perdita di fiducia in se stessi, di senso di colpa o temere che nessun altro ci ami più. Ciascuno vive la perdita a modo suo, in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di risarcimento.

 

 

 LA SEPARAZIONE E I FIGLI

 

 

 

Quando ci sono figli i nuovi equilibri sono ancora più fragili; la famiglia divisa resta comunque una famiglia, niente può cancellare quel legame, quel senso di appartenenza, perché questa non è definita dalla convivenza nella medesima casa, ma dalla trama di relazioni reciproche tra i suoi membri.

Il timore più grande della maggior parte di genitori che si separa, è quello di arrecare un danno indelebile ai figli, molti temono di renderli emotivamente più instabili o di condannarli ad una vita di difficoltà. In verità, la letteratura sul argomento mostra che ciò che fa la differenza, per la serenità e la buona crescita dei bambini, non è tanto la separazione in sé, quanto il modo in cui ci si separa.

Particolarmente  rischiosa, per l’equilibrio dei figli è l’alta conflittualità tra i genitori nel corso della separazione

Sebbene sia innegabile che per i figli la separazione comporti un terremoto emotivo, le ricerche in questo ambito dimostrano che, nonostante il dolore e lo smarrimento iniziali, la maggior parte dei bambini recupera un completo benessere.

La vicinanza e la sensibilità dell’adulto è fondamentale; a volte gli stessi genitori, quando coinvolti in una separazione, possono essere sopraffatti da un groviglio di stati d’animo (fatti di rabbia di dolore e di paure) che li confonde e che può portare a commettere passi falsi.

Nelle fasi cruciali del conflitto e della separazione, molti genitori sono più centrati su sé stessi piuttosto che sulla funzione genitoriale, dovendo affrontare lo sconvolgimento portato dalla perdita, dalla necessità di trovare una diversa organizzazione della vita e una nuova immagine di sé.

Il rapporto con i figli ci da informazioni privilegiate sull’evoluzione personale, sul nuovo equilibrio raggiunto dai due genitori separati.

Ci sono coppie che anche a distanza di tempo non riescono a trovare un accordo, che può essere letto come indicatore che di lì si può ripartire, che c’è speranza, fiducia. Queste coppie rischiano di trascinare all’interno del loro conflitto i figli, chiedendo lo schieramento da una parte o dall’altra, svalutando l’altra figura genitoriale, caricandoli del dolore del genitore più fragile.

Quando la conflittualità, talvolta duratura nel tempo, sembra non riuscire a spegnersi, la dobbiamo leggere anche come una difficoltà ad accettare la separazione, la fine del proprio sogno, ma anche come il bisogno di vendetta sull’altro che non ha capito, che non ama più.

La separazione, il divorzio psichico, come distacco dagli investimenti affettivi e dal progetto di vita più o meno consapevolmente portato avanti, sono un lavoro difficilissimo che assume tutte le caratteristiche del lutto. Talvolta è sufficiente un incontro casuale, una foto, un suono, per essere precipitati nel dolore per il passato, per ritrovarsi a fantasticare, a sperare in una nuova possibilità e il tutto indipendentemente dal dolore sperimentato anche durante la relazione.

Molti bambini si sentono colpevoli per la separazione dei genitori, possono arrivare a sentirsi un peso quando avvertono che la separazione comporta complicazioni originate da obblighi e responsabilità verso di loro. Possono sentirsi in colpa perché credono sia loro responsabilità la separazione, o almeno si sentono responsabili per non essere riusciti a fare in modo che non avvenisse. Alcuni bambini e bambine sentono gravare su di sé il peso del dolore del genitore che percepisce come più fragile.

I figli hanno bisogno di pensare che tra i genitori c’è stato qualcosa di buono, di essere frutto del loro amore, anche di un momento, per la costruzione della loro identità e dell’autostima.

Questi figli hanno poca famigliarità con l’espressione dei loro sentimenti, ne sono quasi spaventati, hanno poco spazio e cercano di riunire ciò che è diviso, di guadagnare una centralità nella vita dei genitori, di trarre un qualche vantaggio. Ciò che ha una maggiore influenza sull’equilibrio emotivo del figlio, con il passare del tempo, è il posto che questo occupa nel processo di proiezioni e identificazioni attuato dai due genitori separati.

Molti figli accettano la separazione, alcuni la vivono come una scelta inevitabile, quasi liberatoria quando sono vissuti in mezzo a continui litigi.

Altri non accettano, ne accetteranno la separazione e cercheranno anche a distanza di tempo di trovare una strategia per riavvicinare i due genitori.

L’accettazione della separazione non è solo legata all’età dei figli, in quanto anche gli adolescenti possono manifestare un rifiuto carico di rabbia, avvertendola come un tradimento, cercano ostinatamente strategie nella speranza di una ricomposizione del nucleo famigliare.

I figli hanno il diritto di essere informati e di sapere che cosa sta accadendo con parole adeguate alla loro età, che è ben differente dal coinvolgerli nelle problematiche famigliari. Oltre all’informazione hanno il diritto di essere rassicurati circa l’amore di entrambi i genitori. Qui siamo di fronte ad un evento che inevitabilmente comporterà qualche conseguenza nella loro vita, La separazione provoca sofferenza, tristezza e rabbia, ma è possibile superare questi stai d’animo negativi. La menzogna e l’essere tenuti all’oscuro è fonte di insicurezza, confusione, può rendere estremamente difficile in età adulta di stabilire relazioni basate sulla fiducia. In queste situazioni il bambino si trova a dover negare le sue percezioni, rischiando di perdere il contatto con il suo mondo emotivo, per assecondare il racconto familiare.

Alcuni figli entrano in risonanza con lo stato emotivo di uno dei genitori, in particolare quando uno dei due è molto sofferente, molto dipendente dalla vita di coppia. Un figlio, una figlia possono giungere a farsi carico di tutta questa sofferenza e a cercare strategie, in un certo modo ad agire in vece del genitore, nel disperato tentativo di riavvicinare la coppia.

Talvolta sono gli stessi genitori che consapevolmente chiedono ai figli di entrare nel ruolo di mediatori.

Ogni separazione è differente, ha dinamiche peculiari che affondano le radici nella storia della coppia, della famiglia che hanno costruito e nella storia delle relazioni familiari con le quali ciascuno dei due è arrivato all’incontro.

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